mercoledì 14 maggio 2014

ROMA : La leggenda delle origini

 Enea, Marte e la Lupa

Molte voci nel corso della storia si sono levate per cantare la sorte di Roma, dominatrice del mondo. Ma  la gloria di questa civiltà è offuscata  da una colpa ancestrale che affiora di tanto in tanto nella coscienza dell’uomo romano ed è legata alla nascita stessa del popolo dei Quiriti: il fondatore di Roma, Romolo, è frutto di uno stupro compiuto su di una vestale da uno sconosciuto fatto passare per il Dio Marte; inoltre alle origini della città ci sarebbe un fratricidio…

La leggenda racconta che i Latini siano in qualche modo discendenti di Enea, fuggito dalle ceneri di Troia con il padre Anchise e il figlio Ascanio -  chiamato poi Iulo -  approdato nel Lazio, dove si stabilì ed ebbe un’abbondante discendenza …
Ora,  alcune generazioni dopo, in una delle città fondate dalla sua discendenza, Albalonga,  accadde che il potere del  buon re Numitore fosse usurpato dal fratello malvagio Amulio. Questi imprigionò il fratello, uccise i figli maschi, costringendo l’unica figlia femmina a farsi Vestale, titolo che imponeva il voto di castità.
Rea Silvia - questo era il nome della ragazza - era una bella ed innocente fanciulla, che commise però il fatale errore di addormentarsi distesa sulla riva del fiume: la sua bellezza non passo’ inosservata e il dio Marte, che la vide, la fece sua.
Da questa unione nacquero due gemelli, Romolo e Remo.

Amulio, venuto a sapere del fatto, fece uccidere a bastonate Rea Silvia, colpevole di non aver osservato il voto di castità ed ordinò al suo servitore di ucciderne anche i figli. Ma quest’ultimo  si impietosì e li abbandonò in un cesto di vimini il balia delle acque del fiume Tevere….

La cesta si arenò in una secca, presso una pianta di fico (che i Romani chiameranno ficus ruminalis) ai piedi del colle Palatino. I due gemelli piangevano e il loro pianto giunse alle orecchie di una lupa scesa per abbeverarsi, che provvide a portare la cesta nella sua tana e a svezzare i piccoli con il suo latte, come se fossero i suoi cuccioli.



Successivamente Faustolo, un pastore di passaggio trovò i bambini, impietosito decise di portarsi a casa gli infanti, che qui trovarono una madre umana. Acca Larenzia. Romolo e Remo cos’ crebbero tra i pastori si distinsero per forza e coraggio, essendo figli  - anche se inconsapevoli -  del dio della guerra.
Venuti a sapere delle loro vere origini si recarono ad Albalonga, fecero piazza pulita di Amulio e restituirono il trono al nonno Numitore.
Fatto ciò i due fratelli decisero di tributarsi il giusto onore fondando una nuova città nel luogo del loro ritrovamento. A questo punto  ebbe occasione di manifestarsi la loro brama di potere, che non tollerava spartizioni con altri. Nacquero fra di loro i primi dissapori per la supremazia di quelle poche capanne che chiamavano città: ispirandosi ai rispettivi nomi , Romolo voleva chiamarla Roma, Remo invece Remuria… Inoltre i fratelli discordavano su chi dei due avrebbe tracciato il  solco sul quale sarebbero sorte le mura della città. Decisero di affidarsi alla sorte, cioè al volo degli uccelli. Si racconta che a Remo per primo apparvero come segno augurale sei avvoltoi, Romolo invece diceva di averne  visti  ben dodici avvoltoi roteanti sul suo capo: insomma i loro compagni li acclamarono entrambi re, uno pretendeva di aver diritto al trono per la priorità nel tempo, gli altri invece per il numero degli uccelli.  Fatto sta che Romolo si arrogò il diritto di tracciare il solco con l’aratro, giurando davanti agli dei che nessuno lo avrebbe mai oltrepassato senza il suo permesso. Lo oltrepassò il fratello Remo come atto di scherno verso Romolo, che secondo il giuramento uccise il fratello ed infuriato aggiunse : “ Cosi d’ora in poi perisca chiunque altro varcherà le mie mura”.

Così secondo il mito nacque Roma , nella primavera dell’anno 753 a.C. 

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