Enea, Marte e la Lupa
Molte voci nel corso della storia si sono
levate per cantare la sorte di Roma, dominatrice del mondo. Ma la gloria di questa civiltà è offuscata da una colpa ancestrale che affiora di tanto
in tanto nella coscienza dell’uomo romano ed è legata alla nascita stessa del
popolo dei Quiriti: il fondatore di Roma, Romolo, è frutto di uno stupro
compiuto su di una vestale da uno sconosciuto fatto passare per il Dio Marte;
inoltre alle origini della città ci sarebbe un fratricidio…
La
leggenda racconta che i Latini siano in qualche modo discendenti di Enea,
fuggito dalle ceneri di Troia con il padre Anchise e il figlio Ascanio - chiamato poi Iulo - approdato nel Lazio, dove si stabilì ed ebbe un’abbondante
discendenza …
Ora, alcune generazioni dopo, in una delle città
fondate dalla sua discendenza, Albalonga, accadde che il potere del buon re Numitore fosse usurpato dal fratello
malvagio Amulio. Questi imprigionò il fratello, uccise i figli maschi,
costringendo l’unica figlia femmina a farsi Vestale, titolo che imponeva il
voto di castità.
Rea
Silvia - questo era il nome della ragazza - era una bella ed innocente
fanciulla, che commise però il fatale errore di addormentarsi distesa sulla
riva del fiume: la sua bellezza non passo’ inosservata e il dio Marte, che la
vide, la fece sua.
Da
questa unione nacquero due gemelli, Romolo e Remo.
Amulio,
venuto a sapere del fatto, fece uccidere a bastonate Rea Silvia, colpevole di
non aver osservato il voto di castità ed ordinò al suo servitore di ucciderne
anche i figli. Ma quest’ultimo si impietosì
e li abbandonò in un cesto di vimini il balia delle acque del fiume Tevere….
La cesta
si arenò in una secca, presso una pianta di fico (che i Romani chiameranno ficus ruminalis) ai piedi del colle
Palatino. I due gemelli piangevano e il loro pianto giunse alle orecchie di una
lupa scesa per abbeverarsi, che provvide a portare la cesta nella sua tana e a
svezzare i piccoli con il suo latte, come se fossero i suoi cuccioli.

Successivamente
Faustolo, un pastore di passaggio trovò i bambini, impietosito decise di
portarsi a casa gli infanti, che qui trovarono una madre umana. Acca Larenzia. Romolo
e Remo cos’ crebbero tra i pastori si distinsero per forza e coraggio, essendo figli - anche se inconsapevoli - del dio della guerra.
Venuti a
sapere delle loro vere origini si recarono ad Albalonga, fecero piazza pulita
di Amulio e restituirono il trono al nonno Numitore.
Fatto
ciò i due fratelli decisero di tributarsi il giusto onore fondando una nuova
città nel luogo del loro ritrovamento. A questo punto ebbe occasione di manifestarsi la loro brama
di potere, che non tollerava spartizioni con altri. Nacquero fra di loro i
primi dissapori per la supremazia di quelle poche capanne che chiamavano città:
ispirandosi ai rispettivi nomi , Romolo voleva chiamarla Roma, Remo invece
Remuria… Inoltre i fratelli discordavano su chi dei due avrebbe tracciato il solco sul quale sarebbero sorte le mura della
città. Decisero di affidarsi alla sorte, cioè al volo degli uccelli. Si
racconta che a Remo per primo apparvero come segno augurale sei avvoltoi, Romolo
invece diceva di averne visti ben dodici avvoltoi roteanti sul suo capo:
insomma i loro compagni li acclamarono entrambi re, uno pretendeva di aver
diritto al trono per la priorità nel tempo, gli altri invece per il numero
degli uccelli. Fatto sta che Romolo si
arrogò il diritto di tracciare il solco con l’aratro, giurando davanti agli dei
che nessuno lo avrebbe mai oltrepassato senza il suo permesso. Lo oltrepassò il
fratello Remo come atto di scherno verso Romolo, che secondo il giuramento uccise
il fratello ed infuriato aggiunse : “ Cosi d’ora in poi perisca chiunque altro
varcherà le mie mura”.
Così
secondo il mito nacque Roma , nella primavera dell’anno 753 a .C.
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